FARE LA DIFFERENZA NELLA NOSTRA AZIENDA SAPENDOCI RELAZIONARE CON GLI ALTRI
#1. Comprensione
Ciò che amo guardare all’interno di ogni contesto aziendale sono le strategie, l’inventiva, l’arte espressa in ogni mestiere fatto con cura e dedizione, la ricerca, l’evoluzione, lo sforzo continuo per migliorarsi… i fattori che rendono unica ogni azienda sono davvero tanti e ben connessi tra loro.
Tra le strategie d’impresa, le pubbliche relazioni rivestono un ruolo fondamentale perché da questo dualismo quali pubblico ( dal lat. publĭcus, affine a popŭlus ‘popolo) e relazione (dal latino relatio, a sua volta da relatus, referre = riferire, riportare, stabilire un legame, un rapporto, un collegamento) nasce e si sviluppa qualsiasi forma di contesto sociale.
Diciamocela tutta, sapersi relazionare con gli altri cercando di ottenere un buon risultato non è cosa facile né all’interno del contesto aziendale (collaboratori-superiori, titolare-personale dipendente) né all’esterno di esso (azienda-fornitore/intermediario/cliente, ecc.)
Allora perché questo articolo?
Semplice, o quasi … cambiando forma mentis, cambia il mondo che ci circonda, cambiando modus operandi, cambia la visione completa della nostra realtà aziendale.
In questo articolo parliamo del primo punto chiave (strategico): la comprensione.
Anzitutto, come sono strutturate le diverse realtà aziendali?
Chi sono i componenti coinvolti nelle pubbliche relazioni?

In un’azienda ben avviata, nel cui contesto vi sono molteplici figure impiegate, si è soliti strutturare un organigramma aziendale ovvero, una sorta di schema che riassume in maniera sintetica ma molto esaustiva la struttura organizzativa della stessa. Questo schema, riassume i ruoli ed i soggetti che li ricoprono evidenziando così una struttura gerarchica senza la quale non ci sarebbe un ordine interno.
Pensandoci un attimino, se ogni componente all’interno dell’azienda si comportasse come responsabile, capo cantiere, responsabile amministrativo, … ci sarebbe un tale caos da non riuscire a portare a termine il più semplice dei compiti affidati. All’inverso, se ogni componente pensasse di essere esente da responsabilità decisionali attendendo che gli vengano impartiti degli ordini specifici da “qualcuno”, l’azienda vivrebbe in una perenne condizione di pendenza tale da fargli perdere ogni possibile slancio destinandola così al fallimento.

Nelle aziende padronali invece, quelle di piccola struttura e spesso a conduzione familiare, le figure coinvolte sono davvero poche se non addirittura una sola. In questo caso, il potere decisionale spetta solo ed esclusivamente al titolare supervisionando così l’operato dei suoi dipendenti, curando i rapporti con i clienti, fornitori ed intermediari come banche, assicurazioni, ecc.
Il lavoratore dipendente ha un ruolo cardine all’interno dell’impresa perché, a seconda del settore in cui opera, è colui che rende l’immagine aziendale al mondo esterno.
La sua responsabilità si estende in senso verticale (rispetto dell’ordine gerarchico) ed orizzontale (in ogni azione vi è la sua “firma” che determina le fasi successive del processo aziendale).
Allora, chi si occupa di public relations?

Riportiamo l’esatta definizione che ci fornisce wikipedia:
Le relazioni pubbliche (in lingua inglese public relations, spesso abbreviate PR) sono l’insieme delle teorie e delle pratiche di comunicazione il cui obiettivo è sviluppare relazioni, mettere in comunicazione istituzioni, aziende, persone, strutture, con la loro utenza o clientela di riferimento. I destinatari della comunicazione possono essere privati cittadini, istituzioni, aziende, organi di stampa, consumatori.
La definizione per eccellenza è quella fornita nel 2012 dopo una consultazione internazionale attraverso Global Alliance e le associazioni che vi fanno parte, tra cui FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana): «Le relazioni pubbliche sono un processo di comunicazione strategico che costruisce relazioni reciprocamente vantaggiose tra le organizzazioni e i loro pubblici».
Ok! Rileggi attentamente e con calma la definizione contenuta nelle virgolette… .bella vero?
Questo processo strategico che costituisce relazioni reciprocamente vantaggiose non è un utopia ma una vera e propria strategia che nasce da studi approfonditi ben specifici in materia.
Ritornando quindi alla domanda: chi si occupa di public relations?
A mio modesto parere direi: tutti, davvero tutti i componenti dell’azienda, nessuno escluso.
Quindi, tutti i componenti dell’azienda nonché responsabili delle relazioni pubbliche, come possono concretizzare questo primo punto – comprensione – e trarne vantaggi?
“Un grande uomo mostra la sua grandezza dal modo in cui tratta gli altri”
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Thomas Carlyle
So già cosa state pensando. Direte sicuramente che trattare con gli altri non è cosa facile tanto meno nei giorni in cui la giornata non è partita proprio per il verso giusto.
Beh! Sicuramente no, ma non è difficile intuire che se non si cambia rotta, la giornata può andare decisamente peggio per cui, dopo aver in qualche modo scaricato la vostra frustrazione mattutina, dovrete essere comunque in grado di interfacciarvi con il vostro prossimo e cercare una connessione che va ben oltre il vostro punto di vista (passatemi il termine, spesso egoistico).
Sono della filosofia che tutte le cose più belle sono le più difficili perché per ottenerle bisogna lavorarci tanto con impegno e costanza. E’ cosa buona e giusta però porci degli obiettivi e magari, uno di questi può essere proprio lavorarsi per migliorare i rapporti con gli altri, che ne dite?

La cosa affascinante è che imboccare una strada per raggiungere un miglioramento (obiettivo) non solo ti porta ad avere uno stimolo, una spinta iniziale, ma il percorso nasconde scoperte sensazionali tanto da dimenticare l’obiettivo stesso. Sembra essere un paradosso ma credetemi, non lo è difatti, lavorare con il solo scopo di raggiungere quel determinato obiettivo ci fa perdere di vista il bello che la strada per raggiungerlo ci mostra.
Qui vi verrà in mente la famosa citazione “non è importante il risultato quanto il percorso per raggiungerlo” ed io sono una sostenitrice accanita di questo concetto.
Bene! Tornando al nostro obiettivo, per prima cosa pensiamo che…
i clienti, i fornitori, sono persone prima che numeri. Dovremmo trattarle come tali senza pensare con affanno alla conclusione dell’affare più vantaggioso e incrementativo del nostro utile d’impresa.
Comprensione: un primo passo per raggiungere il nostro obiettivo.
Lavoriamoci con spirito di ricerca, costanza, pazienza e dedizione, non tanto come raggiungimento del fine in sé (conclusione di un buon affare, apprezzamento da parte degli altri, ecc..) ma come una sfida personale per crescere e diventare la migliore versione di noi.
“Si, ma io non sono così paziente, ho una mia strategia, a dire il vero quando ho a che fare con un affare davvero importante non penso ad altro, l’importante è che vada in porto, altrimenti …”
Spero non sia per tutti così perché credo sia l’immagine perfetta dell’ansia 🙂 … e se questo obiettivo nonostante lo scopo più nobile della vostra vita non lo raggiungeste? Nonostante tutti gli sforzi e le energie non lo otterreste? … Tempo perso? Forse, considerando che ogni istante della nostra vita ha un suo perché e va vissuto.
Vissuto? In che senso?
Capire, capire ed ancora capire il perché rende tutto molto diverso; il nostro pensiero, le nostre azioni e le relative conseguenze.
Vi sto invitando ad una sfida con voi stessi perché davanti ad un atteggiamento che noi e sottolineo noi consideriamo errato, è la critica, il giudizio a farsi strada mentre, dovremmo alzare l’asticella della tolleranza e … capire!
Alcune domande potrebbero esserci d’aiuto per venirci incontro:
Perché questa persona sta avendo un tale atteggiamento? Se fossi esattamente al suo posto, cosa farei? Se avessi il suo grado di comprensione in materia, come reagirei? Se avessi i suoi stessi limiti, quale sarebbe la mia reazione davanti a questa situazione?
Cosa posso fare o dire per migliorare la sua giornata, ampliare il suo punto di vista?
Quello che mi sta dicendo è vero? Se si, come posso correggermi?
Una persona che intende raggiungere dei risultati nella propria sfera personale deve imparare ad avere un grande autocontrollo di sé per cercare di comprendere soprattutto, dovrebbe accettare le critiche come un modo per crescere “filtrandole” secondo un’ accurata autovalutazione.

La cosa curiosa in tutto questo processo è la reazione 😀
Nessuno si aspetta comprensione specialmente in ambito lavorativo. Vedere la reazione negli occhi degli altri è davvero divertente perché è inaspettata, quasi illogica rispetto al contesto stesso, si percepisce un certo stupore e per questo motivo quasi inevitabilmente, la risposta sarà … indovinate?
Si può scegliere. Forse scegliere è una delle operazioni che facciamo con maggior frequenza nella nostra vita: il cibo che mangiamo, i vestiti da indossare, il programma TV da vedere, il libro da leggere, la musica da ascoltare, …
Anche qui è il caso di parlare di scelta. Possiamo scegliere se rimanere sotto la soglia della tollerabilità ed essere spesso irritati, agitati per il comportamento che noi reputiamo errato negli altri o andare oltre e migliorarsi.
E’ una bella sfida, ma anche i primi risultati sono davvero dei più soddisfacenti…provare per credere 😉
Pamela Bembi for Control Office

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