FARE LA DIFFERENZA NELLA NOSTRA AZIENDA SAPENDOCI RELAZIONARE CON GLI ALTRI
#3. Comprendere i desideri altrui
“Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l’uomo le apprende. La conoscenza è vita con le ali”
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Khalil Gibran
Fermati un attimo, siediti e resta in ascolto. Se necessario, chiudi gli occhi. No, non è il momento del pisolino 🙂 … cosa sta accadendo esattamente, ora? Sei in ascolto? Di cosa? Avverti il battito del tuo cuore, la frequenza del tuo respiro, i rumori intorno a te? Per un attimo, molla gli impegni, non pensare a cosa farai dopo, le tue preoccupazioni, i tuoi desideri. Molla tutto e resta in ascolto. Sintonizzati sul momento presente. Cosa senti?
Se hai fatto questo piccolo esperimento di vita e ci sei riuscito anche solo per due minuti, ti faccio i miei complimenti! Hai fatto un piccolo passo verso la comprensione. Si, hai reso il tuo spazio “speciale” gustando anche solo per due minuti cose che prima non riuscivi a vedere o sentire.
Eppure, probabilmente, è il posto che quotidianamente frequenti (camera, cucina, ufficio, …) o che utilizzi ogni giorno per spostarti e raggiungere il tuo posto di lavoro (metro, autobus, taxi, passaggio a scrocco …). Hai sempre pensato di conoscere bene quel luogo, di averlo vissuto ogni giorno esattamente nello stesso modo, insomma, una sorta di routine un po’ scadente.
Ma…rispetto a cosa? Rispetto a cosa questo luogo ti è sempre parso identico, noioso, … ?
Semplicemente rispetto al tuo grado di conoscenza e al tuo modo di vedere le cose. Diciamo che hai usato sempre lo stesso paio di occhiali 😉
Ho una figlia quindicenne appassionata di Giappone e giapponeserie varie … tra cui l’alimentazione. Piatto tipico giapponese? Naturalmente, sushi!
“… ok… cosa c’entra ora il sushi, tua figlia e il paio di occhiali? … “
Un attimo e ci arriviamo…
Ritornando al discorso precedente, mia figlia, si è voluta addentrare in questo mondo orientale alla scoperta del piatto tipico che, sebbene faccia parte della cultura occidentale da diverso tempo, non è preparato dappertutto nello stesso modo. Ogni ristorante utilizza componenti e modi di preparazione completamente diversi.
Anche il servizio tipico è differente, la filosofia e il modo con cui vengono spiegati e serviti alcuni piatti. Per conoscere, insomma, bisogna sperimentare.
Quando mia figlia mi ha chiesto la prima volta di portarla a mangiare sushi, la mia reazione è stata: Ehhh??
Sapete, sono una pugliese doc e per quanto il mio palato possa essere aperto a nuove scoperte, le orecchiette fatte in casa con pomodoro fresco e basilico hanno il sapore dell’eccellenza … per me!
Ma, per amore si fa questo ed altro 🙂 e così, ho voluto fare questa nuova esperienza.
Inutile raccontarvi il disagio con l’utilizzo delle bacchette (vi vedo che state ridendo eh?! Ma chi non ha mai affrontato quel passaggio sperimentale?)
Morale della favola? Adoro il sushi, meno le pietanze con le alghe a dire il vero 😀
Qui mi sono chiesta: perché il mondo intero non trova le mie orecchiette fatte in casa il piatto per eccellenza? Perché alcuni trovano la polenta un piatto squisito? A me non piace! .. e che dire dei luoghi in cui mangiano le locuste fritte? Dicono siano simili a patatine fritte … mah!
“ Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere”
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Pablo Picasso
Eeeh Pablo, come non darti ragione?
Pensavo il sushi non fosse commestibile per me,
pensavo, che le orecchiette fossero il piatto per eccellenza, pensavo …
ma, il mio modo di pensare, di mangiare, si fonda sulla mia cultura, e questo è il punto! La mia, non è una verità assoluta, altrimenti tutti mangerebbero solo … ? Orecchiette, what else? 😀

Vediamo, forse qualche pezzo di puzzle comincia a comporsi? Occhiali, sushi, mia figlia, hanno un denominatore comune: non capirò mai cosa desidera un’altra persona se non comprendo i suoi desideri, i suoi gusti.
Posso ospitare un giapponese in casa mia ma non posso imporgli le mie abitudini, culture, solo condividerle, farle conoscere.
Se resto in ascolto (fase 1 relativa al silenzio per sperimentare la comprensione) posso percepire il desiderio altrui.
Miracolosamente anche in un rapporto lavorativo a larghe vedute (titolare, dipendenti, manager, clienti, fornitori, …) e capire cosa e come lega un rapporto di fiducia e collaborativo nel tempo tra due o più persone.
Così, per usare un po’ di fantasia, vorrei servirmi di una similitudine apparentemente banale contestualizzandola all’ambiente “business”: uomo = conto corrente bancario.
Il motivo principale per cui una persona decide di aprire un conto corrente bancario, è quello di depositare somme di denaro (versamenti) per porre dei risparmi.
Le azioni di prelievo sono sempre possibili tramite bancomat, prelievo allo sportello, ecc. fino a capienza, ovviamente.
Cosa favorisce un deposito? Depositando i propri risparmi per un determinato periodo, il correntista, ne riceve in cambio un rendimento in termini di interessi attivi.
…e con le persone? Funziona allo stesso modo?
Vediamo… un deposito su conto corrente umano, potrebbe prendere il nome di attenzione, fiducia, collaborazione, rispetto, comprensione, …
.. e quali sarebbero i prelievi? Promesse non mantenute del tipo “Ti mando una mail con la quotazione richiesta alla tale ora” ma si omette di farlo, oppure “Tranquillo, verrò da te nel pomeriggio” ma al primo imprevisto nemmeno una telefonata per avvertire. Ci sarebbero tanti esempi che potremmo elencare.
Tuttavia, siamo esseri umani, si può sbagliare, un prelievo può essere sempre riparato con un deposito.
Un deposito umano, così come un conto corrente bancario, hanno bisogno di tempo per veder maturare una rendita. Se su una persona si coltiva un costante deposito, una rendita è assicurata.
Ma come agire concretamente?

Vorrei porvi davanti ad un esempio.
Siamo imprenditori, impresa edile per la precisione. Nel settore vantiamo un’esperienza pluriennale, tanti lavori e risultati davvero soddisfacenti. Il nostro business però, riscontra un periodo di lieve depressione per cui, urge una politica aziendale immediata.
Riceviamo una telefonata. E’ il famoso manager dell’azienda costruttrice Alfa che chiede un sopralluogo per un preventivo.
“Bene!” penseremmo soddisfatti. “Finalmente un contatto serio! Ho in scadenza la rata di leasing del mezzo, ri.ba. in addebito per fine mese, … questo lavoro è proprio quello che mi serve!”
Ci presentiamo nel luogo stabilito per poter effettuare un preventivo. Delusione: il nostro caro manager Carlo, ha già una ditta di fiducia con la quale lavora da tempo e per lavori molto importanti. A noi, solo una riparazione di poco conto.
Possiamo valutare in due modi e pensare a quale sia la reazione che la nostra scelta può causare. Immaginiamo di stare nel nostro film “Sliding Doors degli imprenditori”
- Possiamo mandarlo a quel paese e dirgli chiaramente che siamo un’azienda seria e professionale. Non ci teniamo a perdere tempo per queste piccolezze.
- Valutiamo bene il nostro caro manager e iniziamo a pensare che qualche versamento su di lui forse potremmo farlo. Magari quel lavoretto di poco conto non è all’altezza delle aspettative ma, perché non cogliere questa opportunità?
Vediamo… prima porta: decisione n. 1. Quali conseguenze potrebbe portare?
Immagino che non riceveremmo più alcuna chiamata dall’impresario, tanto meno un’offerta di lavoro soddisfacente.
Decisione n. 2: Se decidessimo di essere disponibili, precisi, affidabili, probabilmente il lavoro potrebbe aumentare. Le ditte di fiducia potrebbero essere due, mal che vada, se abbiamo avuto modo di conoscerci e instaurare un rapporto di fiducia reciproca, potrà parlare bene della nostra azienda. Quale migliore pubblicità?
Direi che con quest’ultima decisione, avremmo certamente compreso i desideri altrui. Trovare un’impresa seria ed affidabile non è facile. Carlo ha soddisfatto i suoi desideri. Ha ricevuto depositi umani e col tempo non mancheranno i dovuti interessi.
“Che banalità” penserete. Lo so, lo pensavo anch’io fino a quando non ho provato a mettere in pratica delle azioni che avvantaggiano questo pensiero. Grandi manager ed imprenditori hanno scritto la storia per il modo in cui riuscivano a creare vere relazioni umane.
Henry Ford ad esempio, il famoso imprenditore più volte citato in questo blog, diceva: “Se esiste un segreto del successo, direi che sta tutto nel riuscire a vedere dal punto di vista dell’altra persona, a uniformarsi all’angolo della sua visuale”. Quando si riesce a fare ciò, senza pretese, può essere raggiunto un grande risultato.
Allora se questo concetto è così tanto alla portata di tutti, è davvero così efficace, perché non viene insegnato? Perché non viene utilizzato così frequentemente?
Direi che la risposta è molto semplice e chiara tanto da essere un filo conduttore che unisce gli altri passi già visti in precedenza sul “fare la differenza sapendoci relazionare con gli altri” (p. #1 comprensione, p. #2 apprezzamenti sinceri):
Per la maggior parte del tempo, della giornata, la nostra testa è talmente piena di pensieri che non abbiamo spazio per ascoltare.

Da oggi, prova ad indossare un paio di occhiali diversi, prova a fare silenzio, prova ad ascoltare. Concediti una vita consapevole, ne hai solo una.
Buon lavoro 😉
Pamela Bembi for Control Office
